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Al COP15 tagliano "democraticamente" i permessi d'entrata

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Un taglio all'affollamento. Almeno ufficialmente. In realtà è un taglio alla possibilità per Ong, Organizzazioni internazionali, Ong, popoli nativi, sindacati e altri testimoni "scomodi" dei cambiamenti climatici di fare sentire la propria voce nei giorni in cui cominceranno ad arrivare alla COP15 i leader globali per il rush finale dei negoziati.  Comincia oggi a Copenhagen la distribuzione di "doppi badges".

[...]  A cominciare dal 15 dicembre potranno entrare al Bella Center solo i alcuni dei delegati designati dai "contact point delle organizzazioni". L'elenco badges addizionali per Ong e Organizzazioni internazionali, sarà limitato, pare, al 20% degli attuali aventi diritto.
Un provvedimento singolare, secondo le Ong presenti a Copenhagen, perché accomuna le Organizzazioni internazionali alle Ong, come se la Wto e un'organizzazione di indigeni o pescatori fossero la stessa cosa, avessero la stessa possibilità di farsi sentire o gli stessi interessi in ballo.
C'è chi si gioca una scrivania, o una poltrona più importante, qui alla COP15. C'è anche chi ci si gioca la
vita, però, e per questo sta sostenendo con grande efficacia la lotta dei delegati africani o delle piccole isole come Tuvalu, di cui il mondo fino a qui ignorava il dramma. La preoccupazione, dunque, è che con l'arrivo dei capi di Stato e di Governo tutto diventi più patinato, levigato, soffuso, all'interno del Bella Center, e il "controcanto" venga relegato in strada e in piazza. Dove vive tutti i giorni, troppo spesso ignorato, inascoltato.


Clima: forum alternativo, capitali speculativi si spostano su emissioni
(ASCA) - Copenhagen, 8 dic - Abbiamo perso il buon affare dei mutui? Spostiamoci sulle emissioni! Alla prima giornata di Klima Forum, il forum alternativo dove migliaia di organizzazioni di tutto il mondo discutono a Copenaghen un'agenda alternativa per tagliare le emissioni climalteranti, si punta il dito contro l'amministrazione Obama.

La sua colpa? Volere, attraverso l'introduzione del meccanismo ''Cap-and-trade'', permettere il commercio a Wall Street delle quote di emissioni che eccedano rispetto ad un livello prefissato. ''Le coalizioni internazionali come Climate Justice Now alla quale la mia associazione aderisce - ci spiega da Copenaghen Alberto Zoratti dell'organizzazione italiana Fair - stanno cercando di evidenziare la pericolosita' di questi nuovi meccanismi finanziari che rischiano di drogare nuovamente le borse con derivati costruiti intorno allo scambio di quote di inquinamento''.

In realta' il titolo IV del Clean Air Act statunitense, che prevedeva la fissazione di un tetto slle emissioni di solfuri dagli impianti di generazione d'energia del 50% rispetto ai livelli del 1990, ha previsto che le strutture piu' inquinanti potessero acquistare ''quote'' di inquinamento risparmiate da stabilimenti piu' virtuosi. ''Le testimonianze dirette degli attivisti e dei medici statunitensi che sono qui a Copenaghen sono impressionanti - racconta Zoratti -: malformazioni nei neonati, picchi di patologie cancerose nei pressi degli impianti, concentrazioni fuorilegge di mercurio lungo la maggior parte dei fiumi''. Il messaggio che arriva dal Klima Forum e' chiaro e globale: ''Le emissioni non sono merci, ma impattano sui diritti di tutti - conclude Zoratti - e per questo la risposta delle organizzazioni di tutto il mondo che sono presenti qui a Copenaghen sara' sempre meno specialistica, confinata ai soli gruppi ambientalisti, e sempre piu' trasversale alle mobilitazioni di tutta la societa' civile, dai sindacati, ai contadini, alle economie solidali. Ne va della sopravvivenza di tutti noi''.

A dieci anni da SeattleAlberto Zoratti

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